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Sgraffito
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Lo mwcqsgraffito, anche mwcgscraffito o mwcwgraffitocite-ref-1[1], è una tecnica decorativa applicata su mweaintonaco, mweqvetro, mwegceramica e mwewfondi dorati, che consiste nell'incidere o grattare motivi ornamentali. Il termine è comunemente utilizzato soprattutto per le decorazioni, solitamente bicolori, delle pareti esterne degli edifici.cite-ref-2[2] A tal fine, gli ornamenti vengono incisi sulla superficie imbiancata a calce di un intonaco colorato, in modo da creare sia un contrasto strutturale (liscio/ruvido) che cromatico (spesso bianco/grigio). Dal XIX secolo esistono anche decorazioni sgraffito multicolori.

La tecnica necessaria è relativamente semplice, essendo le procedure richieste le stesse della pittura ad mwgqaffresco.

Contents

Note

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Etimologia

mwhqSgraffito e mwhgsgraffiti derivano dalla variante espressiva mwhwsgraffiare del verbo mwiagraffiare, probabilmente proveniente dal longobardo mwiqkrapfo "uncino".cite-ref-3[3] Diverso dal greco mwjgγράφειν (mwjwgráphein) "scrivere". A cui può essere correlato invece l'assonante graffito.

Sgraffito come decorazione murale

Le prime decorazioni murali realizzate con la tecnica dello sgraffito in mwkgEuropa risalgono probabilmente alla mwkwSpagna mwlaalmohade e dal 1300 circa questa tecnica viene utilizzata a mwlqFirenze. Qui, solo nel XIV e XV secolo, sono conservate o documentate 34 decorazioni su palazzi patrizi, edifici pubblici e chiese.cite-ref-4[4]cite-ref-0-5-0[5] Tra gli esempi più importanti figurano un'ala del complesso monastico di mwngSanta Maria Novella (1340 circa, conservata in parte), la facciata del mwnwPalazzo Dietisalvi Neroni (1450 circa, restaurata),cite-ref-6[6] i cortili interni del mwpaPalazzo Medici (1452, restaurato) e del mwpqPalazzo della Signoria (tra il 1460 e il 1466, distrutto ad eccezione di pochi resti), la facciata del mwpgPalazzo dell'Arte della Seta (1470, sostituita da una ricostruzione) e le facciate e i cortili interni dei palazzi delle famiglie mwpwDa Uzzano (ca. 1415-1420), Strozzi (circa 1451-1455, distrutto), mwqaCapponi (circa 1470) e mwqqSpinelli (inizio anni 1460).cite-ref-0-5-1[5]

A partire dalla metà del XV secolo, le decorazioni fiorentine divennero un modello per la decorazione murale nell'Italia centrale e settentrionale; un patrimonio particolarmente ricco di facciate conservate e documentate si trova a mwrwRomacite-ref-7[7] e nella città papale di mwtaPienza.cite-ref-8[8]cite-ref-9[9] Fanno eccezione le decorazioni a graffito all'interno di edifici a mwvqMilano, come ad esempio nel coro della chiesa di mwvgSanta Maria delle Grazie del 1492/1493.

Fine del mwxgXV secolo la tecnica fu portata in Boemia: Il primo esempio documentato sembra essere la decorazione della sala del Ladislao II nel Castello di Praga, risalente al 1498. Nei paesi del nord la tecnica è principalmente usata in mwxwBoemia, mwyaSilesia, mwyqSassonia, mwygAustria e mwywBaviera. In combinazione con la decorazione ornamentale, queste tecniche davano un'alternativa alla pitturazione dei muri.

Alcuni sgraffiti, esempi di semplice arte locale, possono essere trovati in mwzqAssia ("Hessischer Kratzputz"), nella zona della mwzgWetterau e nei dintorni di mwzwMarburgo.

Lo sgraffito fu adottato all'inizio del mwbwXX secolo, anche in mwcaCatalogna, dagli architetti neoclassici del mwcqNoucentisme divenntando una tecnica ricorrente nella decorazione delle facciate. Precedentemente in Spagna erano già presenti delle decorazioni a sgraffito ma gli esperti esitano ancora a definirne l'origine, se era una moda importata dall'Italia o se si erano sviluppati in modo autonomo.cite-ref-10[10]

Novecento e Art Nouveau

Poco prima della metà del XIX secolo, l'architetto mwhaGottfried Semper riprese per la prima volta la tecnica dello sgraffito e fece realizzare decorazioni in questo stile sul suo primo Teatro di Corte di mwhqDresda (che andò presto distrutto da un incendio), sulla casa di suo fratello ad mwhgAmburgo e sul mwhwPolitecnico dell'ETH di mwiaZurigo. Contrariamente alle assicurazioni di Semper, tuttavia, la loro durata non fu molto lunga.cite-ref-11[11]

Anche altre città europee come mwjgBruxelles, mwjwBarcellona, mwkaVarsavia o mwkqPraga sono ricche di edifici con decorazioni a graffito risalenti al periodo tra il 1890 e il 1910. La mwkgMaison Cauchie (1905) presenta diverse pareti interne con decorazioni a graffito. Una particolarità è la tradizione dello sgraffito, praticata esclusivamente sull'isola greca di mwkwChio, nei villaggi della mwlaMastichochória.

La moda dei lavori grafici sulle facciate ebbe una ripresa dal 1890 circa fin verso il 1915, nel contesto dell'affermazione del movimento mwlgArts and Crafts, della mwlwSecessione viennese e soprattutto del movimento mwmaArt Nouveau in mwmqBelgio ed in mwmgFrancia.

L'artista inglese Heywood Sumner è stato identificatocite-ref-12[12] come il pioniere di quest'era per la tecnica dello sgraffito; un esempio è il suo lavoro alla St. Mary's Church (mwqa1892) a mwqqSunbury, nel mwqgSurrey. La tecnica di lavoro di Sumner era autentico sgraffito, cioè intonaco graffiato, ma questo termine è venuto ad indicare tutta una varietà di tecniche per produrre decorazioni grafiche da esterno.

Altri esempi sono:

• i pannelli in ceramica della Grande Maison de Blanc, mwrwBruxelles, architetto Oscar François, artista mwsaHenry Privat-Livemont, 1896-1897;
• Hôtel Ciamberlani, mwsgBruxelles, architetto mwswPaul Hankar, 1897;
• Timpano piastrellato mwtqPrincipessa dei Sogni ed altri lavori, mwtgHotel Metropol' (mwtwMosca), architetto William Walcot, artista mwuqMikhail Vrubel, 1899-1907;
• mwuwMaison Cauchie, mwvaBruxelles, architetto mwvqPaul Cauchie, 1905;
• Timpano in ceramica mwvwOmaggio a Praga del mwwaMunicipio della Città Vecchia di Praga, architetto mwwqOsvald Polívka, artista Karel Špillar, 1905-1912;
• mwwwL'Apocalisse di San Giovanni di Adam Kossowski, nella Cappellania di St. Benet, Queen Mary, mwxqUniversità di Londra, 1964.

Recentemente c'è stata una ripresa dell'interesse verso questa antica tecnica, che può essere introdotta in varie forme artistiche come efficiente mezzo espressivo.

Altri tipi di sgraffito

Lo sgraffito può anche essere visto come una tecnica di pittura semplificata: uno strato di pittura viene lasciato ad asciugare su una tela o su un foglio di carta. Un altro strato di un diverso colore è quindi applicato sul primo strato. A questo punto, l'artista usa una spatola o un altro attrezzo appuntito per graffiare o incidere un disegno, ricavando così un'immagine del colore del primo strato di pittura. Ciò può anche essere ottenuto usando mwyqpastelli ad olio per il primo strato, ed inchiostro nero per quello superiore. A volte il primo strato di pittura non viene steso e lo strato superiore, asportato mentre è ancora umido, rivela la tela sottostante (ciò non può essere ottenuto usando la tecnica dei pastelli ad olio). Questa procedura è spesso usata nelle scuole d'arte per insegnare la tecnica dello sgraffito agli studenti.

Note

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Bibliografia

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• mwau4Maria Errico, Stella Sandra Finozzi, Irene Giglio, Ricognizione e schedatura delle facciate affreschate e graffite a Roma nei secoli XV e XVI, in Bollettino d’arte, n. 33/34, 1985, pp. 53–134.
• mwavaRafael Ruiz Alonso, Esgrafiado. Materiales, técnicas y aplicaciones, in Corrientes nacionales e internacionales del esgrafiado, Segovia, Instituto de la cultura tradicional segoviana Manuel González Herrero, 2015, ISBN 978-84-86789-84-8.
• mwaviAngela Weyer, Kerstin Klein, Sgraffito im Wandel. Materialien, Techniken, Themen und Erhaltung/Sgraffito in Change. Materials, techniques, Topics, and Preservation (Tagungsband, Hildesheim, 2.–4. November 2017), in Schriften des Hornemann Instituts, Petersberg, Imhof, 2019, ISBN 978-3-7319-0802-9.
• mwavqAndreas Huth, Isgraffiatura. Florentiner Sgraffito-Dekorationen des 14. und 15. Jahrhunderts, Heidelberg, Arthistoricum, 2023, DOI:10.11588/arthistoricum.946, ISBN 978-3-98501-052-3.

Voci correlate

• mwavgScagliola
• mwavoStucco

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• Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su sgraffito

Collegamenti esterni

• mwawmCollezione di sgraffiti del Museum Boijmans Van Beuningen, Rotterdam (archiviato dall'url originale il 28 gennaio 2013).
• mwawuCappellania di St. Benet, Queen Mary, Università di Londra, su faith.qmul.ac.uk. URL consultato il 24 giugno 2011 (archiviato dall'url originale il 16 marzo 2012).
• mwawcCasoli: il paese dei Sgraffiti, su altamiradecor.com. URL consultato il 18 luglio 2020 (archiviato dall'url originale il 7 gennaio 2013).